• Leila Awad

Diario di bordo, giorno 1


5 settembre 2021.


Capita solo a me, a volte, di sentirmi una bambina negli abiti della propria madre?


Non che io abbia mai davvero provato gli abiti di mia madre, non foss’altro che perché sono sempre stata troppo grande per un piede 35 e vestiti taglia 38, ma, riferimento a parte, la sensazione è quella.

A volte leggo libri e vedo film in cui persone adulte fanno cose da adulti e le percepisco sempre come lontanissime da me. Poi, però, ci penso su e realizzo che son tutte cose che faccio anche io.

A quasi 34 anni vivo da sola, lavoro, non ho un marito o figli o animali domestici, ma ho un mutuo che mi ricorda, all’inizio di ogni mese che, ehi! Sei adulta.

Eppure, non mi ci sento.

Sarà che mi è sempre stato inculcato sin da piccola che essere grandi vuol dire rinunciare ai sogni per diventare persone concrete, di quelle che fanno la spesa il sabato e risparmiano per il futuro e hanno orari regolari e la testa sulle spalle.

Sicuramente sentirmi chiedere a giorni alterni “quando cresci?” non è che aiuti.


Il punto è che ho un lavoro, uno stipendio e un mutuo.

Ma ho anche quei benedetti sogni. Ostinati. Caparbi. Che non hanno alcuna intenzione di andare via e che sono un po’ il motivo per cui in questa prima domenica di settembre, invece di essere al mare - che poi mi son pentita dopo 2 minuti che avevo deciso di non andarci, ma era troppo tardi per cambiare idea - sono seduta in cucina a scrivere un diario di bordo, che è un modo carino per chiamare dei pensieri al vento scritti in un modo che appena la mia editor li vedrà, vorrà risistemarli tutti. (Ti voglio bene, puoi editare anche questo se vuoi.)


Ma saranno poi davvero così incompatibili le due cose? È davvero inevitabile sentirmi l’eterna Peter Pan che non vuole crescere solo perché quei sogni non li voglio abbandonare? Non si può essere adulti comunque?


Sono domande retoriche. Certo che sì. Sono adulta, anche se spesso mi sento solo un’impostora.

Adulta con i miei sogni, i miei libri e i miei progetti apparentemente assurdi.

Basta solo mischiare un po’ le carte, cambiare le regole del gioco, crearne di proprie.


Non so dove questo diario di bordo mi porterà, non so quanto sarò costante nello scriverlo. So, però, che oggi va così. In questa domenica di sole e non di mare, mentre aspetto l’inizio di un Gran Premio, voglio ricordarmi che si può essere adulti anche così, con il naso per aria e i piedi piantati su una barca in mezzo al mare. Non proprio saldi a terra, ma altrimenti che gusto ci sarebbe?





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