• Leila Awad

La Stagione - Anteprima

Maidenhead, 24 dicembre 1813

Mangrove House godeva di una meravigliosa vista su un lago. Situata sopra l’unica collina del paese, sovrastava le dimore del circondario e si specchiava nell’acqua cristallina, il cui riflesso sulle sue mura candide conferiva allo spettatore la sensazione di trovarsi in un luogo incantato.

Il punto che Miss Emma Middleton amava particolarmente era il piccolo tempietto dell’amore sulla collina, circondato dai fiori di amaryllis piantati in occasione della sua nascita, da cui poteva vedere la villa e parte del grande parco della tenuta. Proprio da lì, seduta tra le colonne, stava osservando i preparativi per la cena della vigilia di Natale, l’ultimo evento sociale prima che l’intera famiglia si trasferisse a Londra per la Stagione mondana.

Emma, dall’alto dei suoi sedici anni, quella sera avrebbe partecipato alla cena per la prima volta, dal momento che qualche settimana dopo avrebbe fatto il suo debutto ed era stata ritenuta sufficientemente grande per sedere al tavolo con gli adulti.

Era eccitata, spaventata, felice. Sapeva che per molte coetanee era fondamentale trovare marito entro la prima Stagione, ma lei voleva solo divertirsi e godere di tutte quelle gioie che, fino a quel momento, aveva solo ammirato da lontano: abiti e cappellini, passeggiate e balli! Tutto le sembrava un sogno. Quanto al matrimonio, al contrario di sua sorella Claire, per cui quella sarebbe stata la terza Stagione e che vedeva in un marito un modo per garantirsi uno status e una posizione nella società, Emma era convinta che si sarebbe sposata solo per amore e che, se nessuno le avesse fatto battere il cuore, sarebbe stata ben felice di occuparsi dei suoi genitori e di vivere della rendita che il padre avrebbe potuto garantirle. Magari avrebbe fatto da istitutrice ai figli del fratello, quando George si fosse deciso a sposarsi e assicurare l’erede al casato.

I Middleton facevano parte della cosiddetta nobiltà di campagna, i suoi avi avevano ricevuto i terreni dalla regina Elisabetta per averla servita con onore nella guerra contro la Invencible Armada e tutti loro godevano di un certo status e privilegi. Emma, quindi, sperava solo di passare un buon inverno, di ballare molto e di non mettersi in ridicolo. Di tutto il resto le importava poco.

Quando rientrò a casa per prepararsi trovò un clima molto teso, la stanza di Claire, nella quale stavano sistemando gli ultimi dettagli, non era mai stata così silenziosa.

Fortunatamente ci pensò George ad alleggerire l’atmosfera, entrando come una furia, vestito da perfetto dandy quale era. Il più grande della nidiata Middleton era uno scapolo impenitente che apprezzava la stagione mondana solo per la varietà dei divertimenti che offriva, ma di maritarsi non aveva alcuna intenzione.

«Piccina, sei bellissima» commentò, osservando la sorella più piccola. Poi strizzò l’occhio alla grande. «Anche tu, per essere una zitella.»

«Non essere cattivo» replicò Emma, lisciandosi l’abito già perfetto. «Ignoralo» proseguì poi, rivolta alla sorella. Un dramma “alla Claire” era l’ultima cosa di cui avevano bisogno quella sera.

«In fondo ha ragione, però, no? Ho quasi venti anni, tutte le mie amiche sono sposate o in procinto di sposarsi, tranne quelle senza alcuna dote. E io ancora no!»

Davanti allo sfogo della sorella, persino George perse il suo tono sarcastico. «Cecil dovrà decidersi a sposarsi entro l’estate, lo sai, la famiglia fa pressione.»

«E se tu sposassi Annabeth Astor eliminerei un problema, non credi?» commentò acida Claire.

George alzò gli occhi al cielo e si defilò, uscendo dalla stanza prima che la sorella decidesse di lanciargli una spazzola, ben sapendo quanto il tema fosse scottante.

Rimaste sole, Claire si rivolse ad Emma. «Non prendere esempio da me, a volere troppo guarda come mi sono ridotta.»

Emma sorrise alla sorella, sapeva quanto a Claire pesasse non essere ancora fidanzata. Due anni prima era stata la stella della Stagione londinese e tutti erano convinti che si sarebbe sposata presto e bene, ma lei si era intestardita a volere il miglior partito in circolazione. Peccato che il conte di Cecil non si decidesse a sposarsi! Le malelingue, tuttavia, ormai erano inarrestabili e Claire era consapevole che, se non si fosse fidanzata nel corso di quella Stagione, con ogni probabilità non lo avrebbe fatto più, a meno di ridimensionare di molto le proprie pretese.

Emma in parte la capiva, non riusciva a figurarsi la sorella ridotta a fare da chaperon zitella alle ragazze più giovani, né se la immaginava sepolta in campagna con i genitori, ed era anche consapevole che un matrimonio con una persona di molto inferiore l’avrebbe resa infelice. D’altro canto, però, l’amore nei progetti di Claire non era mai stato contemplato.

«Sai, c’è sempre un piano alternativo» concluse Emma, ammirando il riflesso proprio e di sua sorella nello specchio, entrambe vestite di bianco, splendenti, nonostante tutto, della luce che solo il Natale sapeva dare.

«Quale?»

«Ho sentito papà dare disposizioni per arieggiare una stanza in più, a Londra: il cugino Arthur sta tornando in Europa. So che l’idea non ti piace, ma, insomma, potrebbe essere la migliore, dopotutto.»

Claire, poco elegantemente, sbuffò, poi prese la sorella sottobraccio e si apprestò a scendere a cena.


*.*.*.*:*.*

Capitolo 1

Londra, 13 aprile 1814

La casa londinese dei Middleton era situata poco lontano da Hyde Park, in una via signorile ed elegante in cui si susseguivano una serie di ville tutte uguali, dai muri bianchi e dai giardini perfettamente curati.

Quella casa era più piccola di quella in campagna, ma organizzata in egual maniera e con le stesse confortanti comodità grazie alla gestione del maggiordomo e della governante, che, insieme a pochi altri domestici, seguivano i signori nei loro spostamenti.

E proprio loro erano gli unici svegli e in attività quando Miss Emma scese in sala da pranzo, in un normale mercoledì mattina di quello che era, senza dubbio, l’anno più bello della sua vita. La Stagione era finalmente entrata nel vivo e la ragazza già ne serbava ricordi indimenticabili. Non aveva trascurato nessuna delle occupazioni tipiche delle signorine dabbene della società inglese, dai balli Almack's Assembly Rooms, alle passeggiate a piedi e in calesse, alle scampagnate poco fuori città. Aveva stretto amicizie che giuravano sarebbero state per sempre e che, nella maggior parte dei casi, non sarebbero sopravvissute all’anno seguente, e si era innamorata almeno un paio di volte, come si conveniva.

La giovane, insomma, temeva davvero che sarebbe morta per la troppa felicità.

Quella mattina, in particolare, aveva la prospettiva di una passeggiata in calesse con annesso pic-nic insieme ad alcune amiche, una delle poche occasioni in cui la madre non sarebbe stata presente a guardarla e sorvegliarla con occhio nervoso e critico. Non che Lady Middleton fosse una cattiva genitrice, ma era la moglie di un baronetto che, vuoi per il buon nome dei Middleton, vuoi per i legami stretti dal figlio maschio, aveva la fortuna di muoversi in un ambiente di persone più titolate di lei e che, pertanto, sentiva di dover esserne sempre all’altezza. George era un uomo e, come tale, immune ai giudizi; Claire, che aspirava a unirsi a un conte, era sicura si sarebbe comportata in maniera inappuntabile, ma Emma, così allegra e spensierata, era sempre rimbrottata, anche quando non ve n’era una reale motivazione.

Era chiaro, dunque, quanto la fanciulla fosse felice di uscire dalla visuale materna. Le dispiaceva che non ci sarebbe stata anche Claire ma, considerando che il gruppetto era composto da esordienti accompagnate da due ragazze più grandi che si erano rassegnate da tempo a non trovar marito, era evidente che la sorella non vi si volesse neppure avvicinare.

Tutto era pronto, l’abito era già stato indossato, il cappellino la attendeva in camera e lo stomaco era troppo chiuso per l’eccitazione per riuscire a far colazione, così si rifugiò nella piccola biblioteca per dedicarsi alla lettura. Un’attività considerata assai pericolosa per le donne, perché i romanzi non erano che sciocchezze, a sentir gli uomini, che riempivano la testa delle fanciulle di fandonie.

Emma, che aveva la fortuna di avere un fratello che non le sapeva dir di no, si era appassionata al Casello di Otranto, una lettura forse poco femminile, ma indubbiamente molto avvincente, anche se preferiva dedicarcisi alla luce del giorno, per evitare di non chiudere occhio, la notte, per la paura.

Sua madre, con grande scoramento, la trovò lì qualche ora dopo, seduta scomposta su una poltrona, con l’abito ormai stropicciato e i capelli sciolti lungo le spalle, così la mandò immediatamente a sistemarsi ed Emma, che pure era sveglia da quella che le pareva un’eternità, si ritrovò a far attendere le signorine che l’erano venute a prendere.

Le fanciulle, comunque, non se ne curarono particolarmente e presero a chiacchierare fino a quando non raggiunsero il resto delle amiche in un angolo di Hyde Park, dove teli e cestini erano già stati poggiati a terra. L’attenzione era tutta focalizzata su Lady Elizabeth Ancram, figlia del conte di Buccleuch, che, grazie a una congiunzione temporale fortunata, aveva ricevuto proprio la sera prima la proposta di un marchese. Certo, il futuro sposo era scozzese, balbettava ed era piuttosto basso, ma lei avrebbe innalzato il proprio rango e, dunque, non aveva di che lamentarsi.

«Ci sposeremo a dicembre» stava appunto dicendo la signorina in questione, «andremo in Italia per il viaggio di nozze e poi torneremo a Londra. Il marchese vorrebbe trascorrere l’estate in Scozia, ma confido di essere in attesa, per allora, così avrò la scusa per convincerlo a rimanere ospiti di mio padre. Niente contro la Scozia, certo, ma è così lontana.»

Le amiche, come si conveniva, approvarono il progetto e, per l’ora successiva, non si parlò d’altro che di corredi e viaggi di nozze, giacché tutte speravano, in verità, di poter essere le prossime al centro di tanta attenzione.

«Mia cara Miss Emma» disse Lady Elizabeth a un certo punto, «sono certa che voi mi seguirete a breve. Chissà, magari la prossima Stagione parleremo dei progressi dei nostri bambini e non ci dovremo più preoccupare dell’affannosa ricerca di un marito. Maritate alla prima Stagione!» concluse, incurante della presenza delle loro accompagnatrici o del fatto che Emma stessa avesse una sorella non maritata alla sua terza Stagione.

La giovane si schermì, tra le occhiate ammirate e invidiose delle altre. «Non so di cosa stiate parlando, mia cara Lady Elizabeth.»

«Suvvia, è così lampante. Mr. Yardley vi adora. Pensate, potreste essere la futura Lady Wharton. Certo, è solo un barone, ma è una famiglia molto in vista.»

«Credo stiate correndo troppo» replicò Emma, cordialmente. «Non c’è alcuna proposta in vista, è solo una simpatia come tante.»

«Vedremo» fu la sibillina risposta di Lady Elizabeth, che poi ricominciò a parlare del proprio futuro.

Emma si chiese da dove derivasse mai quella convinzione; certo, lei e Mr. Yardley avevano ballato e passeggiato spesso, e lui era un giovane gradevole, anche se non particolarmente interessante, ma ipotizzare addirittura un matrimonio entro l’anno era davvero un gran balzo avanti rispetto a dove erano. O forse no?

Presa com’era dal godersi ogni istante di quella Stagione senza perdersi nulla, non si era davvero soffermata a riflettere. Dopo quel commento, però, spiluccò i suoi pasticcini senza troppo entusiasmo, finché non fu il momento di rincasare. Dal momento che le signorine Croft, con le quali era arrivata al pic-nic, avevano deciso di passeggiare per un tratto insieme a Lady Elizabeth e altre due ragazze, a Emma non restò che accodarsi. Fu così che si imbatterono in un gruppo di uomini che discuteva su quale fosse la migliore razza di cavalli da corsa. Quando le videro, quelli immediatamente si inchinarono e le ragazze, a loro volta, subitosi illuminarono dato che erano tutti notoriamente ancora scapoli. Emma alzò gli occhi al cielo davanti al fratello che si godeva quelle attenzioni e dovette reprimere l’istinto di prenderlo a calci negli stinchi.

«Tornate a casa, signorine?»

«Sì, esatto» replicò Lady Elizabeth.

«Allora, Miss Emma» si inserì il conte di Cecil, «posso avere il piacere di averla ospite sulla mia carrozza? Stavo appunto riaccompagnando vostro fratello.»

Emma, che ne aveva abbastanza di quella compagnia pettegola, acconsentì volentieri, tra le occhiate invidiose di tutte.

Quella stessa sera, come quasi tutti i mercoledì, si ritrovarono tutti in King Street, nell’edificio elegante che era sede dell’Almack’s, luogo prediletto da ogni fanciulla in cerca di marito e cuore danzante di Londra. Entrarci era già di per sé l’indicazione del proprio successo, giacché vi si accedeva solo su invito.

Emma vi arrivò insieme alla madre e alla sorella, mentre le danze erano già in corso, ed entrambe le signorine furono invitate a ballare; quanto a Lady Middleton, non fece neppure in tempo a sedersi che subito fu raggiunta da Lady Pembroke, una delle patronesse del club.

«Mia signora» commentò immediatamente Lady Middleton, alzandosi in piedi e mostrando la deferenza adeguata a una contessa figlia di un duca, oltre che a una delle persone più influenti di quella società tutta femminile.

«Sedete pure, mia cara, mi accomodo accanto a voi. Che belle figlie» aggiunse, indicando Emma e Claire sulla pista. «Mrs. Drummond-Burrel mi diceva che la baronessa di Wharton è rimasta assolutamente affascinata dalla vostra Emma.»

«Lady Wharton ci ha onorato della sua amicizia e vi è un bel legame tra i suoi figli e le mie.»

«Capirete, mia cara, che è molto più di questo. Non escluderei una proposta entro la fine della Stagione.»

Lady Middleton, che dentro di sé gioiva, cercò di contenersi. «Sarebbe un onore, naturalmente. Non che la mia Emma abbia fretta…»

«La vostra Emma, nonostante la indubbia bellezza e la ragguardevole dote, è figlia di un baronetto» replicò l’altra, con il tono fermo e per nulla stemperato dal sorriso. «Non vorrete che finisca come Miss Middleton, spero. La vostra Claire avrebbe avuto ottime possibilità di matrimonio, se non si fosse incaponita con un conte.»

Lady Middleton non replicò. Avrebbe avuto molte cose da dire, ma sapeva che sarebbe stato un suicidio sociale contestare una patronessa dell’Almack’s.

«Sono sicura che Emma sarà felice di ricevere i vostri consigli» disse invece e l’altra, finalmente soddisfatta, si congedò.

Proprio in quel momento Mr. Yardley stava invitando Emma a ballare e la donna si ritrovò a guardarli. Erano una bella coppia e forse l’animo pacato di lui, per non dire noioso, avrebbe compensato quello fin troppo esuberante di Emma. Probabilmente Lady Pembroke aveva ragione, a puntare troppo in altro Claire rischiava di non maritarsi affatto. Avrebbe dovuto convincerla ad ampliare le proprie vedute: d’altronde, vi erano distinti proprietari terrieri con rendite da far invidia alla nobiltà più altolocata.



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