• Leila Awad

Natale a Mangrove House

Quando suo padre le aveva comunicato di volerla allontanare, Freya Middleton si era sentita stranamente sollevata; amava la casa della sua famiglia, nella campagna vicino Copenaghen, e la sua vita era stata perfetta fino a poche settimane prima, finché la situazione non era precipitata. Non quella politica, naturalmente. Ne sentiva i discorsi a tavola e nei salotti e da figlia di militare li comprendeva abbastanza da avere chiara l’incertezza politica, ma sapeva anche di esserne in parte al sicuro. No, la situazione che la tormentava, e che le aveva reso così gradevole l’idea di partire, era decisamente più banale: un cuore spezzato. E promesse non mantenute. E così aveva assecondato sua madre permettendole di rifarle l’intero guardaroba e di metterla sulla prima diligenza diretta verso la costa, da dove avrebbe raggiunto l’Inghilterra e Maidenhead, dal cugino inglese di suo padre, Sir Henry, giusto in tempo per Natale. Freya non sapeva molto di quella parte della famiglia, se non che era composta da tre fratelli, George, Claire ed Emma, e che la più piccola si era recentemente sposata. Sua madre contava di vederla fidanzata nel giro di qualche mese e lei non sapeva bene come sentirsi a quell’idea: sposare un inglese avrebbe significato abbandonare la Danimarca per sempre, ma al tempo stesso sarebbe potuta vivere in luoghi di cui aveva letto e su cui aveva fantasticato per anni. E non vedeva l’ora di poter debuttare. Sarebbe stata una straniera, ma sperava che i Middleton fossero una famiglia abbastanza in vista nel ton da compensare quel dettaglio. Mangrove House era, fuor di dubbio, deliziosa, ma Freya non ebbe molto tempo per godersela, perché non appena vi mise piede scoprì che Sir Henry si stava appena riprendendo da una brutta malattia e che anche sua cugina Claire si era sposata poche settimane prima. E con un marchese! La prima notizia, naturalmente, la fece sentire di troppo, ma Lady Middleton fu rapida nel liquidare la questione facendola sentire la benvenuta. Quanto alla seconda, persino una straniera come lei capiva come essere parente con un marchese le avrebbe aperto infinite porte matrimoniali. Lei e la sua cameriera si erano sistemare rapidamente. «Questa era della marchesa» le disse la governante, facendola accomodare in una bella stanza, rivolta al sud. «I marchesi hanno una casa nei paraggi?» «In affitto, per il momento. La dimora degli Harclay è in Scozia.» Freya poteva chiaramente percepire l’orgoglio nella voce della donna e non la biasimava, Sir Middleton, dopotutto, era un baronetto e la figlia, a quanto pareva, aveva sposato uno dei migliori partiti in circolazione. «Li conoscerete domani, così come Mr. e Mrs. Browning.» «Mr. Browning è un cugino, è corretto?» La donna annuì. «Sua madre era cugina di vostro padre. Bene, se non vi dispiace, vi servirò la cena qui, Sir Henry ancora non sta bene e lui e Lady Middleton mangeranno qualcosa nel salottino della signora.» Freya, naturalmente, annuì, sentendosi anche felice all’idea di avere qualche momento di riservatezza. Non sapeva cosa l’aspettasse, cosa il futuro, i mesi successivi le avrebbero riservato. Sapeva che di lì a poche settimane, a molte miglia da lì, lui si sarebbe sposato. «Cugina Freya!» La ragazza che varcò la soglia del salottino in cui si era rifugiata aveva capelli biondissimi e un sorriso splendente. «Mrs. Browning?» chiese, data l’età. «Emma, ti prego» replicò, prendendole le mani. «Benvenuta, benvenuta. Mi dispiace non essere stata qui ieri ad accoglierti, ma Mr. Browning aveva impegni.» Istintivamente le piacque. «Ero comunque molto stanca,» replicò con cortesia. «Immagino, dev’essere stato un viaggio lunghissimo. Ti sei sistemata nella stanza di Claire?» Freya annuì, poi entrambe si sedettero sui divanetti, aspettando il tè. «Non vorrei strapazzarti ulteriormente, ma a gennaio io e Mr. Browning andremo a Londra, lui ha i lavori del Parlamento e io sto arredando la nuova casa. Sarei felice se volessi unirti. I miei genitori rimarranno qui fino ad aprile, ma non c’è alcun motivo per morire di tedio, non trovi?» L’altra sorrise, convenendo con lei. Sapeva anche che era un modo per non farla rimanere sotto lo stesso tetto con George, il terzo fratello, ancora scapolo; certo, c’erano Sir Henry e Lady Middleton, ma sarebbe comunque stato più opportuno separarsi. «Sempre che non sia un peso per voi, siete novelli sposi dopotutto.» «Sciocchezze, mi farà infinitamente piacere avere compagnia. Oh, ma ecco Claire» aggiunse, udendo il suono di una carrozza nel vialetto d’ingresso. Incapace di resistere, Freya si voltò giusto in tempo per ammirare l’uomo più prestante che avesse mai visto scendere dalla carrozza e poi porgere la mano a una gentildonna, riccamente vestita, con il mantello di pelliccia che le incorniciava il volto. «Credo sia intendimento dei nostri genitori farti debuttare. Sono sicura che riceverai numerose proposte.» Freya tornò a guardare la cugina Emma. «Lo spero… ho l’età per sposarmi.» «E non ti mancherà la Danimarca?» «Senza dubbio, ma non c’era più molto per me lì.» Fu grata a sua cugina per non aver insistito e comunque lieta che l’arrivo dei marchesi distogliesse l’attenzione da lei; sembravano, dopotutto, una coppia capace di convolgere tutta la scena su di sé. Le presentazioni vennero fatte e tutti si tennero a opportuna distanza da Lady Middleton e dai preparativi per la cena, finché la porta non si aprì nuovamente ed entrò Mr. Middleton. E Freya, che aveva temuto che potesse esserci l’intendimento di maritarla con il cugino, per la prima volta non pensò all’idea attanagliata dall’ansia. George Middleton, dopotutto, non sembrava parco né di bellezza, né di giovialità. Era stato un perfetto gentiluomo, nel salutarla, salvo poi dimenticarla nel giro di pochi istanti, ma lei si era soffermata ad osservarlo; non era affascinante come il marchese, ma possedeva un’eleganza tipicamente inglese, un po’ indolente. «Quanti saremo questa sera?» chiese a Emma, seduta ancora vicino a lei. «Trentadue, tutti del vicinato.» «Tranne i Rowley» precisò George e immediatamente cadde il silenzio. «Dove alloggeranno?» «Da noi» commentò Arthur, alzandosi in piedi. «Dovremmo andare ad accoglierli» concluse, tendendo la mano alla moglie, che si alzò a sua volta. Si congedarono poco dopo, così come i marchesi, lasciando Freya sola con George, la porta aperta come si conveniva. «Posso chiedere chi sono i Rowley?» domandò, dopo alcuni istanti. Suo cugino sobbalzò, quasi si fosse dimenticato che era lì. «È una storia lunga…» rispose e Freya pensò che non avrebbe proseguito, ma lui la sorprese, scoppiando a ridere. «Lo saprete comunque, quindi tanto vale dirvelo. Mr. Browning è stato diversi anni a New York ed è tornato con una fidanzata, pronto a sposarsi.» «Ma non l’ha fatto.» «No, perché Sir Oscar, all’epoca Sir Rowley, riconobbe la signorina, che era stato anche lui in procinto di sposare.» «Non capisco…» George sorrise e attinse ai biscotti. «Era una truffatrice. Sir Oscar ce lo rivelò in tempo per impedire il matrimonio e così Arthur fu libero di corteggiare Emma.» «Una storia affascinante, ma non spiega perché il clima è cambiato così prima, anzi, tutt’altro.» Imprevedibilmente, si trovava a suo agio a parlare con lui, nonostante non si conoscessero affatto; George lo rendeva semplice. «Sir Oscar iniziò a corteggiare Claire e si sono fidanzati alla fine della scorsa estate.» «Come?» I Middleton sembravano una famiglia tranquilla e invece rivelavano trascorsi burrascosi. «Proprio così. Ma poi il marchese l’ha rapita, il giorno del matrimonio.» Non sapeva cosa dire, perché quello non era davvero ciò che si era aspettata dagli integerrimi parenti inglesi. «Di buono c’è che ora è tutto ammantato dalla rispettabile coperta del matrimonio… se l’idea è sposarvi, presentarvi con la marchesa di Harclay e con Mrs. Browning vi aprirà molte porte.» Si limitò a sorridere, non sapendo cosa replicare, per poi rifugiarsi in camera da letto per prepararsi all’arrivo degli ospiti. Lady Middleton aveva fatto le cose in grande, la villa era illuminata da centinaia di candele e tutto profumava di cera e cibo delizioso. Vide Emma e Claire, elegantissime l’una in verde e l’altra in rosso, entrare e salire rapidamente nella stanza del fratello, mentre Mr. Browning scortava in casa un uomo alto ed elegante e una fanciulla minuta. «Ah, Freya, lasciate che vi presenti Sir Oscar e Miss Rowley. Lei è Miss Freya Middleton, direttamente dalla Danimarca.» «Un’altra Miss Middleton» cinguettò la ragazza, osservandola così sfacciatamente da metterla a disagio. Sir Oscar, in compenso, le baciò la mano con cortesia, per poi allontanarsi rapidamente. «Sapete di lui e Claire?» le chiese Arthur, non appena rimasero da soli. «Sì, il cugino George me lo ha detto…» Arthu annuì, improvvisamente serio. «Quando Sir Henry si sentì male, noi eravamo tutti in Scozia, da Claire. È stato Sir Oscar a prendere in mano la situazione, supportando Lady Middleton fino al nostro ritorno.» Ed ecco spiegata la sua presenza. Mr. Browning si congedò poco dopo, ma presto fu raggiunta dai tre Middleton, in tempo per ricevere il resto degli ospiti. La serata fu un successo. Sir Henry fece solo una breve comparsa, ma George fu un perfetto padrone di casa e quando annunciò l’arrivo di un piccolo Browning l’atmosfera di festa divenne ancora più elettrica. E se quello era un assaggio degli eventi a cui avrebbe partecipato nel corso della Stagione, Freya non vedeva l’ora iniziasse. In Danimarca aveva fatto una vita molto ritirata e, da figlia unica, anche solitaria. Aver trovato una famiglia così numerosa la riempiva di gioia. A mezzanotte uscirono tutti per assistere alla messa e Mr. Middleton le offrì il braccio per il tragitto, rispondendo educatamente alle sue domande su Londra. In Chiesa, invece, sedette accanto a Sir Oscar e, benché non si parlarono, si godette la solidità di quella presenza accanto a sé. I due uomini non avrebbero potuto essere più diversi – biondo l’uno, scuro l’altro, loquace il primo, riservato il secondo, ma erano entrambi carichi di fascino e Freya si ritrovò a sperare in un miracolo di Natale che le curasse il cuore ferito e le desse la voglia di innamorarsi ancora.

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