• Leila Awad

Roma nun fa la stupida stasera - nel mondo della Formula 1

Roma ce semo Aiutame tu Io non te dico niente Roma Ma stasera c'ho bisogno de te E quanno tu te ce metti Ste cose le combini bene

Siamo fuggiti senza di nulla a nessuno, con il primo volo del mattino. Roma ci ha accolti con il sole di luglio, i turisti in abiti leggeri che affollano le strade del centro e il caldo che fa bollire il cemento sotto i piedi. Dovremmo essere a Londra, ad analizzare i dati dell’ultimo Gran Premio, a prepararci per il prossimo, ma ieri sera, quando l’ho vista addormentata sulla scrivania con gli occhiali ancora addosso e una penna tra le dita, ho realizzato quanto bisogno avessimo di staccare da tutto, ritagliandoci due giorni solo per noi.

Roma è il nostro rifugio, la nostra bolla.

E persino lei, stacanovista com’è, non è riuscita a dirmi di no. Mi ha preso la mano e mi ha seguito, che è un po’ quello che faccio io da un anno, le prendo la mano e la seguo senza fare domande, fidandomi senza remore.

Abbiamo fatto colazione con la pizza, abbiamo fatto l’amore, abbiamo visto un film su Netflix, abbiamo fatto ancora l’amore, mai paghi, mai sazi, mai stanchi, come se non fosse passato che un giorno da quando abbiamo ceduto all’attrazione che ci univa, proprio qui, tra queste mura.

Sono le otto di sera e sono seduto al pianoforte, con solo i boxer addosso e Roma oltre le vetrate; i tetti dei palazzi sono al buio ma il Cupolone è immerso in una luce gialla che solo Roma in questo periodo dell’anno sa regalare. Si riflette sulle colonne di Michelangelo e nel mio stomaco, mentre le dita si muovono da sole seguendo le melodie di uno stornello romano.

Roma nun fa la stupida stasera Damme na mano a faglie dì de sì

Mi ritrovo a cantare senza rendermene conto, con gli occhi immersi in quella vista che è un dono. Se qualche anno mi avessero detto che avrei fatto pace con la città che mi ha visto nascere, non ci avrei creduto. Roma mi ha tolto così tanto – la mia famiglia, il mio migliore amico – che per anni ho evitato con cura di farci ritorno, ma Daisy… Daisy mi ha fatto chiudere il cerchio, scendere a patti con il passato. Perdonare. Perdonarmi.

Il giallo sfuma in arancio, ma il cielo rimane ancora azzurro, come se il giorno fosse così innamorato di questa città da non voler far spazio alla notte e alle stelle. Lo capisco. Non si può non amare una bellezza così.

Spegni tutte le stelle più brillarelle che c'hai Nascondeme la luna se no so guai

Sento i passi prima ancora di vederla, con una maglia vecchia addosso e lo sguardo lucido per il sonno. Mi sorride, le sorrido e allungo una mano per avvicinarla a me. Non so quanto tempo è passato dall’ultima volta che l’ho baciata, ma è stato comunque troppo.

Le faccio girare il volto per mostrarle la bellezza oltre la finestra e ne approfitto per baciarle il collo, nell’angolo sotto l’orecchio, stringendola ancora di più quando la sento tremare.

Mai paghi. Mai sazi. Mai stanchi.

Sorride ancora e chiude gli occhi, poggiandosi completamente a me. Daisy Potter, che ha ribaltato il mio mondo. Ero alla perenne ricerca di qualcosa – una donna, una sbronza, una vittoria – ma poi ho trovato lei e tutto è andato perfettamente in asse. Adesso quando corro, so che alla fine di ogni corsa, oltre quel mare di volti senza fuoco e senza nome, ci sarà lei.

Prestame er potentino più malandrino che c'hai Roma reggeme er moccolo stasera

Mi alzo in piedi, facendo alzare anche lei, mi avvicino alla radio. So già cosa sto cercando, un cd di stornelli romani. Eccola. Nino Manfredi e la sua ode alla città Eterna. Aiutami, Roma, perché temo possa scoppiarmi il cuore.

Le prendo la mano, la faccio ruotare su se stessa.

«Balla con me» sussurro.

E mi asseconda, muovendosi lentamente, il corpo che aderisce al mio come se non avessimo fatto altro nella nostra vita.

Fuori è finalmente scesa l'oscurità di una notte senza luna. È tutto immerso nel buio, tranne la Cupola, luce soffusa nel nero del cielo. Da qui su ci si può quasi illudere che non ci sia nulla sotto di noi, sospesi fuori dal tempo.

Fra nove giorni salirò nuovamente sulla mia monoposto e, giro dopo giro, cercherò di portare la vittoria a casa.

E casa, quel concetto così semplice e spaventoso, quell’idea che fino adesso non mi è mai appartenuto, casa è tra le mie braccia, con gli occhi chiusi e il respiro sereno.

Casa è la fine e l’inizio del mio mondo. Casa è quell’amore folle come un’ultima corsa a tutta velocità: illogico, scellerato, inevitabile.

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La corte del Sole

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